Un luogo di preghiera che diventa un salone di bellezza, una giovane vedova che sfida l’autorità dei patriarchi e un imam arrivato dall’Afghanistan per rimettere ordine. Sono gli ingredienti di “Pitza e datteri”, la commedia diretta da Fariborz Kamkari che sceglie l’ironia per raccontare le difficoltà della convivenza e le contraddizioni che attraversano una comunità alle prese con il cambiamento.
Girato interamente a Venezia, interpretato da Giuseppe Battiston e accompagnato dalle musiche originali dell’Orchestra di Piazza Vittorio, il film porta nella città lagunare un confronto tra generazioni, sensibilità e modi diversi di intendere l’appartenenza. A mettere in moto la storia è una domanda concreta: che cosa accade quando le scelte individuali smettono di coincidere con le aspettative della comunità?
A rompere gli equilibri è Zara, giovane vedova intraprendente, poco disposta a lasciare che siano gli uomini a decidere della sua vita. Entrata legalmente in possesso del locale utilizzato come moschea, lo trasforma in un salone di bellezza bisex. Per gli anziani capi della comunità musulmana veneziana è una doppia crisi: perdono il luogo di preghiera e devono fare i conti con una donna che rivendica autonomia e libertà di scelta.
Il tentativo di trovare una soluzione conduce all’arrivo di Saladino, un giovane imam cresciuto in una madrasa isolata in Afghanistan. Inviato a Venezia per risolvere la situazione, si ritrova immerso in una realtà lontanissima da quella che conosce. Le abitudini della città, i comportamenti dei fedeli e soprattutto la personalità di Zara mettono alla prova le certezze con cui è partito.
È da questo spaesamento che nasce il motore comico del racconto. Saladino cerca risposte nelle regole che ha imparato, ma ogni incontro gli restituisce un mondo più complesso, difficile da ricondurre a uno schema. Mentre prova a ricomporre la crisi degli altri, comincia così a interrogarsi sul proprio modo di guardare le persone e di interpretarne le scelte.
La vicenda permette a Kamkari di affrontare temi delicati attraverso situazioni paradossali e conflitti quotidiani. Il rapporto tra tradizione e cambiamento passa anche dalla questione di chi abbia il potere di stabilire le regole e di quanto spazio venga riconosciuto a chi desidera vivere diversamente. In questo equilibrio, Zara occupa una posizione centrale: la sua indipendenza costringe tutti a confrontarsi con una libertà che non possono più ignorare.

Venezia diventa il luogo in cui questi percorsi si incrociano. La missione del giovane imam si trasforma progressivamente in un’esperienza personale, nella quale cercare un nuovo punto di incontro significa anche accettare di mettere in discussione parte delle proprie convinzioni.
Una prospettiva che emerge dalle parole di Fabrizia Falzetti, fondatrice e CEO di FAR out FILMS, a proposito della scelta narrativa legata alla conclusione del viaggio di Saladino: «Ci siamo interrogati molto sul finale, e abbiamo scelto che Saladino doveva ripartire: perché incontrare una cultura diversa non significa abbandonare la propria, ma scoprire che la propria identità può arricchirsi, diventare più consapevole e trovare nuove possibilità».
“Pitza e datteri” affida dunque alla commedia una riflessione sulla possibilità di cambiare attraverso l’incontro. Tra incomprensioni, resistenze e aperture inattese, il percorso di Saladino suggerisce che il confronto con un’altra cultura possa lasciare un segno profondo anche quando, alla fine del viaggio, si sceglie di tornare a casa.
Trailer: https://vimeo.com/manage/videos/723284410/e85e16ccff
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