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Eurovision 2026: Sal Da Vinci può vincere? L’analisi dei dati sui precedenti del contest

Un’analisi statistica sui vincitori dell’Eurovision dal 2009 al 2025 prova a capire le possibilità di Sal Da Vinci nel contest 2026.

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Mentre cresce l’attesa per la prima semifinale dell’Eurovision Song Contest 2026, in programma questa sera a Vienna con l’esibizione di Sal Da Vinci, emerge uno studio che prova a leggere il concorso musicale europeo da una prospettiva diversa: quella dei dati.

Il Centro Studi di Gambling.com Italia ha infatti elaborato un’analisi statistica dedicata ai vincitori dell’Eurovision nell’era moderna del contest, prendendo in esame tutte le edizioni dal 2009 al 2025. L’obiettivo è stato quello di individuare un vero e proprio “profilo tipo” del brano vincente, basandosi su quattro parametri principali: lingua del brano, posizione in scaletta, equilibrio tra giuria e televoto e caratteristiche musicali legate al BPM.

Secondo i dati raccolti da Gambling.com, il 69% dei vincitori degli ultimi 16 anni ha interpretato una canzone in lingua inglese. Le eccezioni, però, non sono mancate e hanno spesso lasciato il segno nella storia recente del festival. Tra queste figurano Måneskin con “Zitti e buoni” per l’Italia nel 2021 e Salvador Sobral nel 2017 per il Portogallo. In tutti questi casi, secondo l’analisi, il fattore emotivo e il forte sostegno delle giurie professionali hanno avuto un peso decisivo.

Un altro elemento preso in considerazione riguarda la posizione di esibizione durante la finale. Lo studio evidenzia come oltre la metà dei vincitori si sia esibita nella seconda parte dello show, con una posizione media attorno al quindicesimo posto in scaletta. Curiosamente, tre degli ultimi quattro vincitori – Loreen nel 2023, Nemo nel 2024 e JJ nel 2025 – si sono esibiti tutti al nono posto, una collocazione che secondo Gambling.com rappresenterebbe una sorta di “zona strategica” dello spettacolo televisivo.

Lo studio mette inoltre in discussione una convinzione molto diffusa tra gli appassionati dell’Eurovision: quella secondo cui per vincere sia necessario dominare contemporaneamente giurie e televoto. In realtà, soltanto il 50% dei vincitori dell’era moderna è riuscito a ottenere il primo posto in entrambe le classifiche. Negli ultimi anni, anzi, il peso delle giurie professionali è risultato particolarmente determinante. I vincitori delle ultime tre edizioni hanno infatti costruito il proprio successo soprattutto grazie ai voti tecnici, pur senza imporsi nel televoto.

Interessante anche il dato relativo al ritmo musicale dei brani vincitori. Il BPM medio registrato è pari a 110, ma con una forbice estremamente ampia: si passa dai 68 BPM di “Rise Like a Phoenix” di Conchita Wurst ai 155 BPM di “Fairytale” di Alexander Rybak. Un aspetto che suggerisce come il contest non premi necessariamente un genere o una velocità specifica, ma piuttosto l’efficacia della performance dal vivo davanti a milioni di telespettatori.

In questo quadro si inserisce anche “Per sempre sì”, il brano con cui Sal Da Vinci affronta l’Eurovision 2026. La canzone, secondo i dati diffusi da Gambling.com, avrebbe un BPM stimato attorno a 76, quindi lontano dalla media storica dei vincitori. Tuttavia, esistono precedenti importanti di brani lenti capaci di conquistare il pubblico europeo.

Sul fronte streaming, “Per sempre sì” guida attualmente la playlist Spotify dedicata all’Eurovision 2026 con oltre 25 milioni di ascolti. Un primato che però, paradossalmente, potrebbe non rappresentare un vantaggio decisivo: nelle ultime tre edizioni, infatti, la canzone più ascoltata prima della finale non è poi riuscita a conquistare la vittoria finale.

L’analisi pubblicata da Gambling.com colloca attualmente la Germania al primo posto del ranking statistico 2026, seguita dal Regno Unito. L’Italia, invece, si posizionerebbe alle spalle degli altri principali Paesi favoriti secondo il modello elaborato dal centro studi.

In attesa del verdetto del palco di Vienna, lo studio conferma quanto l’Eurovision continui a essere un equilibrio complesso tra impatto emotivo, costruzione televisiva, consenso popolare e valutazione tecnica. Un meccanismo in cui la statistica può aiutare a leggere le tendenze, ma dove l’effetto sorpresa resta ancora uno degli elementi più imprevedibili del contest europeo.

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