Arriverà nelle sale italiane dal 2 aprile «Lo sguardo di Emma» (À bras-le-corps), opera prima della regista svizzera di origine italiana Marie-Elsa Sgualdo, distribuita da Trent Film. Presentato in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, il film si inserisce tra i titoli più significativi del recente panorama europeo, grazie a uno sguardo autoriale sensibile e profondamente radicato nella memoria storica e sociale.
Protagonista è Lila Gueneau, già rivelazione internazionale con «Eat the Night» di Caroline Poggi e Jonathan Vinel, presentato alla Quinzaine des Cinéastes del Festival di Cannes. In questo nuovo lavoro, l’attrice offre un’interpretazione intensa e stratificata, dando corpo a un personaggio complesso e attraversato da profonde trasformazioni interiori.
Ambientato in un isolato villaggio svizzero durante la Seconda guerra mondiale, il film racconta la storia di Emma, una giovane donna al servizio nella casa di un predicatore. La sua quotidianità è segnata da silenzio, disciplina e fede, in un contesto rigidamente regolato dalle convenzioni sociali e religiose dell’epoca. Un equilibrio solo apparentemente stabile, destinato a incrinarsi in modo irreversibile.
Un episodio di violenza rompe infatti la fragile armonia della sua esistenza, dando origine a una gravidanza inattesa che costringe Emma a confrontarsi con il peso del giudizio collettivo e con le restrizioni imposte dalla comunità. Da quel momento, il percorso della protagonista si trasforma in una lenta ma determinata presa di coscienza: un cammino di emancipazione che la porterà a rivendicare il diritto di scegliere per sé stessa, sfidando apertamente l’ipocrisia e le convenzioni del contesto in cui vive.
«Lo sguardo di Emma» si configura così come un racconto di formazione doloroso ma necessario, in cui il trauma diventa punto di partenza per una ridefinizione identitaria. La regista costruisce un ritratto intimo e potente, capace di restituire con lucidità il costo delle scelte individuali in un sistema che storicamente ha limitato la libertà femminile.
«Questo film è una lettera d’amore alle donne della mia famiglia e a innumerevoli altre che hanno combattuto battaglie invisibili per l’autonomia» – ha dichiarato Marie-Elsa Sgualdo – «Ho presto capito che questa storia non è unica, ma rappresenta una lotta sistemica. Il viaggio di Emma non parla di trionfo, ma del prezzo delle scelte: è una storia di resistenza personale, un percorso dal basso verso l’emancipazione, che ci ricorda come, per lungo tempo, le donne non siano state considerate esseri umani a pieno titolo».
Con una durata di 96 minuti e una coproduzione tra Svizzera, Francia e Belgio, il film si presenta come un’opera intensa e riflessiva, capace di intrecciare dimensione privata e tensione collettiva. Un debutto che conferma la forza di un cinema europeo attento alle storie individuali e alle grandi trasformazioni sociali, restituendo al pubblico un racconto autentico e profondamente umano.
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