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Il cortometraggio «Gli altri nomi del nostro addio» di Andrea Defronzo premiato a Venezia

Andrea Defronzo ha ricevuto il Premio Bookciak, Azione! 2026 per «Gli altri nomi del nostro addio», cortometraggio dedicato all’infanzia, all’emigrazione italiana e alla memoria collettiva.

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Andrea Defronzo premiato a Venezia
Andrea Defronzo premiato a Venezia

Il giovane regista pugliese ha conquistato il Premio Bookciak, Azione! 2026 con un cortometraggio dedicato all’infanzia, all’emigrazione italiana e alla memoria collettiva.

Dalla Puglia alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, seguendo il filo della memoria e delle partenze che hanno segnato la storia di numerose famiglie italiane. Andrea Defronzo, regista, sceneggiatore e montatore pugliese, ha ricevuto il Premio Bookciak, Azione! 2026 per il cortometraggio «Gli altri nomi del nostro addio».

Liberamente ispirata al romanzo «Il sapore di armellina» di Oriano Campini, pubblicato da LiberEtà, l’opera è stata presentata l’11 settembre alla Sala Laguna, nell’ambito delle Giornate degli Autori della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il riconoscimento è stato assegnato durante la XV edizione di Bookciak, Azione!, premio cine-letterario ideato e diretto da Gabriella Gallozzi e realizzato in collaborazione con le Giornate degli Autori e il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani. L’edizione 2026, dedicata allo “Scambio tra Generazioni”, ha posto al centro il dialogo tra cinema, letteratura e memoria attraverso lavori sperimentali realizzati da filmmaker under 40.

Un addio raccontato attraverso gli occhi dell’infanzia

Scritto e diretto da Andrea Defronzo, «Gli altri nomi del nostro addio» dura tre minuti e nasce da un’immagine tanto semplice quanto evocativa: una ragazza ricorda l’ultimo istante trascorso nel proprio paese prima di partire, mentre il suo migliore amico corre dietro alla corriera che la sta portando via.

Attraverso lo sguardo dei due bambini, il cortometraggio racconta il momento in cui l’infanzia entra in contatto con decisioni e necessità appartenenti al mondo degli adulti. Una separazione privata diventa così il riflesso di una vicenda collettiva: quella delle famiglie italiane costrette, soprattutto tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ad abbandonare i luoghi d’origine alla ricerca di nuove possibilità.

«Gli altri nomi del nostro addio nasce dal desiderio di fermare il punto in cui l’infanzia incontra per la prima volta il mondo degli adulti e ne subisce il peso senza riuscire ancora a capirlo», spiega Andrea Defronzo. «Mi interessava quella frattura: da una parte due bambini e il loro legame assoluto, dall’altra parole, decisioni e necessità che arrivano da fuori e cambiano il significato di tutto».

La corsa del protagonista diventa dunque il centro emotivo del film, un gesto istintivo attraverso il quale si tenta di trattenere qualcosa che sta scomparendo. «In fondo, il corto nasce dal tentativo di trattenere un istante che, per chi lo ricorda, non è mai davvero finito», aggiunge il regista.

La memoria individuale incontra le immagini d’archivio

Una parte fondamentale della costruzione narrativa è affidata ai materiali provenienti dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. Le immagini d’archivio non vengono utilizzate soltanto come testimonianza storica, ma entrano nel racconto come una presenza viva, capace di mettere in relazione i ricordi dei personaggi con la più ampia storia dell’emigrazione italiana.

Il dialogo tra le riprese originali e i frammenti del passato trasforma una separazione individuale in una memoria condivisa. Ricostruzione, archivio e suggestioni visive confluiscono in un’opera essenziale, realizzata in bianco e nero e nel formato 4:3.

A rafforzare la sospensione temporale contribuiscono anche i luoghi scelti per le riprese. Il cortometraggio è stato girato alle Sette Torri, in una zona appartata e scarsamente abitata tra Giovinazzo e Bitonto, nella provincia di Bari. L’isolamento e il silenzio del paesaggio restituiscono una Puglia lontana dalle rappresentazioni più conosciute e accompagnano il senso di distacco che attraversa l’intero racconto.

Un progetto realizzato in maniera indipendente

Il Premio Bookciak, Azione! assume un significato particolare anche per la natura indipendente della produzione. Il cortometraggio è stato infatti realizzato senza sponsor, finanziamenti o il sostegno di una casa di produzione.

«Dietro questi pochi minuti c’è il lavoro di persone che, tra studio, lavoro, città diverse e videochiamate, hanno trovato il modo di costruire insieme il film, quasi sempre a titolo gratuito», racconta Defronzo. Il regista sottolinea inoltre il lungo lavoro artigianale condotto sui materiali d’archivio attraverso numerose prove di montaggio, senza ricorrere all’intelligenza artificiale.

«Il premio appartiene quindi a tutte le persone che hanno scelto di mettere tempo e competenze in questo progetto. Mi auguro che non resti soltanto un riconoscimento, ma che il cortometraggio continui a essere visto, discusso e condiviso. E che il nostro addio arrivi il più tardi possibile».

Il cast e la squadra artistica

Gli interpreti di «Gli altri nomi del nostro addio» sono Michele Chiechi, Carolina Sisto e Dora Romano, queste ultime presenti con le rispettive voci.

Il montaggio è curato da Francesca Borreggine e Andrea Defronzo, mentre fotografia e riprese sono firmate da Nicola Chiechi. Rossella Deliso è l’aiuto regia e Francesca Borreggine ha seguito anche il colore e il suono. I titoli e gli effetti visivi sono di Marco Cataldo, il backstage è stato realizzato da Ilaria Mottola e la musica originale è composta da Francesco Loiudice.

Il film è in lingua italiana, con sottotitoli in italiano, ed è stato realizzato in alta definizione.

Il percorso artistico di Andrea Defronzo

Nato a Terlizzi nel 1999, Andrea Defronzo ha sviluppato il proprio percorso artistico tra Giovinazzo e Bari. Dopo il diploma al liceo linguistico, si è formato all’Accademia di Cinema Amarcord e all’Apulia Digital ITS Academy, dove ha conseguito il diploma in audiovisivo con il massimo dei voti. Attualmente è laureando in Cinema, Fotografia e Audiovisivo all’Accademia di Belle Arti di Bari.

I suoi lavori precedenti hanno già ricevuto riconoscimenti in Italia e all’estero. Con «Listen», realizzato in Lingua dei Segni Italiana, ha vinto il premio come Miglior corto studenti pugliesi al Cortocircuiti Short Film Festival di Bari, ottenendo anche una menzione d’onore all’Out of Bounds Film Festival di Molfetta.

Con «Foodage», dedicato al rapporto tra memoria e cibo, ha conquistato a New York il contest Food and Future e la menzione d’onore del pubblico. L’opera ha inoltre ricevuto il Cinecibo Award a Roma e un riconoscimento al Ruviano International Film Festival.

«Il silenzio dopo», realizzato in memoria delle vittime del disastro aereo di Capo Gallo, gli è invece valso un riconoscimento da parte del sindaco di Bari durante le commemorazioni per il ventennale della tragedia. Il lavoro è stato successivamente presentato come installazione artistica presso il Comune di Bari.

Nel 2026 Defronzo è stato inoltre selezionato come giurato nella sezione “Per il Cinema Italiano” del Bif&st e ha partecipato al progetto “Documentare i Diritti” del RIDF – Rome International Documentary Festival, dedicato alla scrittura cinematografica legata ai diritti umani.

Un nuovo punto di partenza dopo Venezia

La giuria del Premio Bookciak, Azione! 2026, presieduta dalla regista Costanza Quatriglio e composta da Aurora Palandrani ed Elisabetta Giannini, ha premiato il lavoro di Defronzo insieme a «The Sadness of the World» di Nicolò Grasso. Una menzione speciale è stata assegnata a «Parzialmente abitabile per ciò che resta» di Bernadette Vespaziani Reginato e Francesco Di Fiore.

Grazie al riconoscimento, «Gli altri nomi del nostro addio» entrerà nel circuito dei partner del premio, con nuove occasioni di presentazione in Italia e in Francia.

Il passaggio veneziano rappresenta così un importante traguardo, ma anche l’inizio di una nuova fase per Andrea Defronzo. Il suo cinema parte da luoghi appartati, gesti quotidiani e vicende apparentemente minime per affrontare temi universali come il distacco, l’identità e la memoria. In «Gli altri nomi del nostro addio», la storia di due bambini e di una partenza diventa il racconto di un’intera generazione e di ciò che, nonostante il tempo e la distanza, continua a vivere nel ricordo.

È possibile vedere integralmente il cortometraggio «Gli altri nomi del nostro addio» al seguente link: guarda il corto su Vimeo.

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