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«Clara», il nuovo film di Marta Bergman: un racconto potente tra cinema civile e dramma umano

Dal 7 maggio al cinema Clara di Marta Bergman: un film intenso tra cinema civile e dramma umano, ispirato a una storia reale. #ClaraFilm

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Clara (The Silent Run), fotografia di Lara Gasparotto ©
Clara (The Silent Run), fotografia di Lara Gasparotto ©

Arriverà nelle sale italiane dal 7 maggio Clara, il nuovo film diretto da Marta Bergman, distribuito da Cineclub Internazionale Distribuzione e realizzato con il patrocinio di Amnesty International Italia. Una pellicola intensa e necessaria che, partendo da un fatto reale, costruisce un racconto cinematografico capace di interrogare lo spettatore con profondità e sensibilità.

Dopo il successo di Sola al mio matrimonio, Bergman torna dietro la macchina da presa con un’opera che si muove tra cinema civile e tensione narrativa. Clara prende ispirazione da un tragico episodio avvenuto nel maggio 2018, quando un inseguimento della polizia belga a un furgone sospettato di trasportare migranti si concluse in modo fatale, scatenando un acceso dibattito internazionale su uso della forza, politiche migratorie e tutela dei diritti umani.

La regista evita qualsiasi approccio didascalico o ideologico, scegliendo invece di entrare nel cuore dei personaggi. «Non volevo raccontare “i migranti” o “la polizia” come categorie astratte», ha spiegato Bergman, «ma esplorare i desideri, le contraddizioni e le fragilità delle persone coinvolte». Il risultato è un film che mette in dialogo prospettive diverse, rifiutando semplificazioni e giudizi facili.

Al centro della storia troviamo una giovane famiglia – Sara, Adam e la piccola Clara – le cui vite si intrecciano con quelle di un sistema complesso e spesso spietato. Il film restituisce una dimensione profondamente umana del fenomeno migratorio, mostrando non solo il pericolo e la paura, ma anche l’amore, la resilienza e la speranza.

A sottolineare la portata universale del racconto è anche il commento del regista britannico Ken Loach, che ha definito le persone migranti come «le più sfruttate, le più esposte al pericolo… le più povere e vulnerabili che possiamo immaginare». Una riflessione che attraversa tutto il film, amplificandone il valore etico e politico.

Dal punto di vista visivo, Clara si distingue per una regia immersiva: girato quasi interamente di notte, il film utilizza una fotografia ravvicinata e sensoriale, che avvicina lo spettatore ai corpi, ai gesti e agli oggetti, restituendo una percezione tangibile della tensione ma anche della tenerezza che attraversa la narrazione.

Nonostante il forte impianto civile, il cuore dell’opera resta intimo. La quotidianità fragile ma autentica della famiglia protagonista diventa il fulcro emotivo del racconto, offrendo uno sguardo che, pur attraversando il dolore, lascia spazio alla possibilità di ricostruzione.

Il patrocinio di Amnesty International Italia rafforza ulteriormente il valore del progetto. L’organizzazione ha motivato il proprio sostegno sottolineando come, negli ultimi anni, le politiche migratorie abbiano spesso esposto le persone più vulnerabili a rischi estremi, trasformandole in strumenti di consenso e profitto. In questo contesto, la storia di Clara e dei suoi genitori emerge come simbolo di una realtà complessa e drammaticamente attuale.

Con Clara, Marta Bergman firma un’opera che va oltre la cronaca, trasformando un fatto reale in un racconto universale capace di parlare al presente. Un film che non offre risposte semplici, ma invita a riflettere, mettendo al centro l’umanità di chi troppo spesso resta invisibile.

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